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Oratorio Visconteo di Albizzate by Vittorio Ghelfi

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Vittorio Ghelfi Vittorio Ghelfi
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1
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1.06 Gigapixels
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2248
Date added
Nov 04, 2010
Date taken
Nov 04, 2010
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Description

Le origini dell’oratorio
L’oratorio è stato costruito per volontà della famiglia dei Visconti di Albizzate, stabilitisi nel paese, dove avevano fatto costruire anche una residenza castellana, nella seconda metà del XIV secolo. L’edificio si inserisce in una tipologia architettonica che ha avuto una discreta fortuna alla metà circa del Trecento in Lombardia, come testimoniano anche i casi di Lentate, Mochirolo, Cislago e Solaro. Si tratta di piccole cappelle gentilizie che contrappongono a una sostanziale sobrietà e semplicità dell’ornato esterno e della struttura architettonica una ricchissima decorazione interna, per mezzo di ampli cicli pittorici, che rappresentano oggi nel loro insieme alcune tra le maggiori fonti per la comprensione della pittura lombarda del Trecento. Ad Albizzate l’oratorio si configura, come negli altri casi, come una piccola chiesetta ad aula unica con abside circolare (mentre a Solaro ad esempio è quadrangolare), con volumi puri e squadrati all’esterno e una semplicissima facciata con profilo a capanna e un oculo al centro, posto sopra la porta di ingresso.
La costruzione è addossata sul fianco destro a un altro edificio e la sua essenzialità architettonica la fa sembrare un’architettura popolare. L’immagine cambia entrando nella cappella, dove invece la ricca decorazione a fresco proietta lo spettatore in un’altra dimensione, fatta di eleganze gotiche e di raffinatezze cromatiche.

La decorazione a fresco
Anche l’interno dell’edificio è semplice nelle sue linee architettoniche: la sua elaborazione formale infatti è affidata alla pittura, che delinea e divide gli spazi per mezzo di raffinate cornici decorative, come quelle che accarezzano i contorni dell’abside circoscrivendone la ghiera dell’arco e all’interno del catino decorano gli intradossi delle due ampie finestre a tutto sesto, unica vera interruzione nella parte pittorica. Il catino absidale è occupato dalle figure dei dodici Apostoli, divisi in gruppi di quattro, che si collocano appunto ai fianchi delle aperture: si tratta di slanciate figure ammantate e recanti gli attributi che permettono di individuarne l’identità; sono costruite con solida monumentalità, senza tuttavia trascurare un accento cortese in alcuni dettagli delle vesti e in certe ricercatezze cromatiche. Al di sopra di questi, nel catino, vi è un grande Pantocratore (Cristo benedicente) in mandorla attorniato dai simboli del quattro Evangelisti, che si staglia invece con una solidità e una monumentalità ancora quasi romanica, ma non indenne da ricordi giotteschi, anche nella ricerca di realismo nella caratterizzazione degli animali.

Sulle pareti dell’oratorio si dispiegano, disposti su due registri, i riquadri con le Storie di San Giovanni Battista a sinistra e quelli con le Storie di San Ludovico di Tolosa a destra. I due cicli rappresentano altrettanti esempi straordinari del gusto narrativo del tardo Trecento, che in questo caso prevale anche sulla ricercatezza formale goticheggiante, che serpeggia nella cultura pittorica del periodo, mostrando una forte propensione per la gestualità accentuata che le conferisce quasi il carattere di una novella. Le storie del Battista presentano alcuni episodi poco noti della vita del santo, desunti dalla Leggenda aurea di Jacopo da Varagine, mentre le Storie di San Ludovico rappresentano l’unico esempio iconografico di questo soggetto nella pittura Lombarda.
Per quanto riguarda la paternità degli affreschi sono ignoti i nomi dei pittori che vi lavorarono e che furono senz’altro più di uno: in particolare l’autore del catino absidale, individuabile probabilmente anche nel registro inferiore delle Storie del Battista, è stato avvicinato alla cultura del miniatore lombardo Giovanni Benedetto da Como, attivo intorno agli anni Ottanta del XIV secolo; di altra mano le restanti raffigurazioni, che rivelano anche un segno più corsivo e una stesura del colore più piana e meno ricca di trapassi tonali e di volumetria.

San Ludovico di Tolosa
I dipinti trecenteschi che narrano le storie di San Ludovico di Tolosa sono rari - si ricorda la tavola di Simone Martini oggi al Museo di Capodimonte di Napoli - e per questo il ciclo di Albizzate riveste una particolare importanza iconografica. San Ludovico era figlio di Carlo d’Angiò, re di Napoli, che da ragazzino fu preso prigioniero insieme ai fratelli dal Re di Aragona e in quella occasione ebbe modo di conoscere la religiosità francescana. Tornato libero e rientrato in patria rinunciò al trono e a tutti i beni terreni, per prendere gli ordini sacerdotali nel 1296 e ottenere l’anno successivo la carica di vescovo di Tolosa. Improntò la sua vita a una rigida regola di povertà e di umiltà, dedicandosi alla cura dei malati, dei meno abbienti e degli emarginati sociali. Venne canonizzato da papa Giovanni XII nel 1318, appena ventun’anni dopo la sua morte avvenuta nel 1297.

Oratorio Visconteo
P.zza IV Novembre
21041 Albizzate - VA
Tel. 0331 - 985277

Tratto da una pubblicazione del FAI - FONDO AMBIENTE ITALIANO www.fondoambiente.it Will open in a new tab or window/


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