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SANT ANTONIO ABATE - LA MOTTA by Vittorio Ghelfi

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Taken by
Vittorio Ghelfi Vittorio Ghelfi
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1
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2.37 Gigapixels
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1151
Date added
Dec 23, 2011
Date taken
Dec 23, 2011
Categories
architectural, fine art, indoor
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Description

Un restauro da manuale per la "Motta"

www.univa.va.it/Varesefocus/VF.nsf/web/F2336A2F14AC518FC125756900387CC2/$File/Territorio%20pag%2044_46.pdf Will open in a new tab or window
La chiesa di Sant’Antonio Abate alla Motta è un luogo simbolo di Varese. Uno di quelli in cui un’intera comunità si riconosce. E non è un sentimento attribuibile solo al fascino di un rito atavico, come il falò, che a gennaio attrae migliaia di varesini nella storica piazza. Questa chiesa da cinque secoli rappresenta un punto di incontro. Costruita a partire dal
1593 da Giuseppe Bernascone, conserva ancora i segni del nucleo più antico che gli esperti datano antecedente al XVI secolo: una doppia linea di mattonelle chiare sulla pavimentazione in cotto lombardo indica la posizione dove originariamente sorgeva un piccolo oratorio. Qui i varesini che passavano con gli animali facevano una sosta per pregare. La riprova che questa chiesa è un valore condiviso dalla comunità è arrivata con il conto dei lavori di restauro, durati due anni e terminati nello scorso gennaio. A pagare il milione e 200 mila euro ci hanno pensato la Fondazione Ubi Banca (450 mila euro), Fondazione Cariplo, Fondazione comunitaria del Varesotto, Provincia e Comune, ai quali si è aggiunto un nutrito gruppo di privati cittadini che hanno messo mani al portafoglio, donando circa 250 mila euro. “Abbiamo avuto un grosso contributo da un privato che ha voluto mantenere l'anonimato - spiega monsignor Gilberto Donnini, prevosto di Varese -. La
generosità dei fedeli è importante perché abbiamo quattro chiese tutte e belle e antiche, patrimonio della curia ma anche della città, che necessitano di continua manutenzione, e le parrocchie da sole non ce la fanno. Io ho avuto fiducia nei varesini e nelle istituzioni. Una fiducia ripagata”. All’inizio doveva essere un restauro delle pareti affrescate, 1.400 metri quadrati di superficie anneriti dalla fuliggine, dalla polvere e dalla muffa. Però man mano che si procedeva nei lavori, venivano a galla i tanti problemi che coinvolgevano l’intera struttura: gli impianti, le volte, la luce, il riscaldamento e anche gli esterni. “La pulitura degli affreschi è stata la fase più
impegnativa e lunga - spiega l’architetto Angela Baila, direttore dei lavori Abbiamo rifatto la pavimentazione con il
recupero del pavimento storico, scegliendo con la fornace le argille per ottenere un cotto lombardo nuvolato di un colore che si uniformasse con quello della chiesa. Tutti gli impianti meccanici ed elettrici sono stati adeguati. Il rifacimento della copertura era necessario perché i muricci che reggevano la struttura in rame gravavano sulla volta e andavano eliminati per alleggerire il peso. Abbiamo ripristinato anche i coppi con colmo areato, come erano in origine”.
Ora la chiesa di Sant’Antonio Abate è più luminosa. La luce, che riesce a raggiungere le volte, fa risplendere il grandioso dipinto architettonico di Giuseppe Baroffio e i due affreschi, la “Gloria di Sant’Antonio” e “L' esaltazione della croce”, realizzati da Giovan Battista Ronchelli. “Questo tipo di decorazione - spiega Fulvio Baratelli, curatore del restauro dei dipinti - ha richiesto un intervento complesso per la particolare tecnica usata a quel tempo, ovvero la tempera a calce. Notevoli strati di sporco, favoriti da un inadeguato impianto di riscaldamento, hanno portato allo sbriciolamento del colore. La pulitura è stata fatta con tre laser, si procedeva due metri quadrati al giorno. Ad aiutarci a fare il test è stata una ragnatela dove erano rimaste imbrigliate delle scagliette di colore. Le abbiamo pulite con il laser, lasciandole appese. Ha funzionato”. opera: il restauro del Battistero, sul quale gli ultimi interventi risalgono al 1948.

VARESEFOCUS - Anno X - n.2


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